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L'acqua e un bilancio in deficit
13/09/2005
Lo studio sul
Tavoliere delle Puglie e il rischio di
desertificazione dello stesso parte,
ovviamente, con un inquadramento delle sue
caratteristiche. L’idrogeologia del
tavoliere- si legge nell’estratto su “La
siccità in Italia”- è caratterizzata da un
sistema multifalde in cui s’individuano: un
acquifero superficiale, un acquifero
intermedio e un acquifero profondo. Quest’ultimo
corrisponde alla falda carsica pugliese in
galleggiamento sulle acque salate di
intrusione marina e con i livelli di carichi
piezometrici determinati dal confinamento
delle argille azzurre.
C’è, dunque,
un insieme di corsi d’acqua che, pur non
vedendo mai la superficie, ha determinato
una situazione favorevole per la Puglia in
termini di approvvigionamento di risorse. Lo
studio così spiega che: “Nonostante le
caratteristiche climatiche tendenzialmente
arride, l’area costiera presenta
un’agricoltura di tipo intensivo con le
coltivazioni che si estendono fino a pochi
metri dalla linea di costa. Gli arenili che
caratterizzano tutto il golfo di
Manfredonia, e quindi, anche la zona di
Zapponeta, costituiscono una fascia ad
altissima produttività di ortaggi, che
preferiscono i terreni sabbiosi (carota,
cipolla, patata). In questa zona, dove è
assente la rete irrigua, la falda
superficiale è decisamente salmastra e
inutilizzabile,k quindi per l’irrigazione si
ricorre a pozzi profondi (in molti casi
abusivi) o più recentemente al riciclaggio
di acque reflue bianche depurate”.
Ma c’è un
elemento di complicazione, giacchè dalle
colture tradizionali si è passati al altre
caratterizzate da scale di tipo industriale.
“L’introduzione delle colture industriali
(pomodoro da industria, barbabietola da
zucchero e ortaggi) - conferma lo studio –
ha in parte soppiantato la grande distesa
di cereali e in particolare di frumento
duro, che ancora oggi costituisce la
produzione principale di questa terra,
benché da più parti si sollecita
l’introduzione di adeguati avvicendamenti
colturali per ripristinare la fertilità
agronomica originaria. Di recente sono state
reintrodotte, in via sperimentale alcune
colture quali il cotone e il sorgo che ben
si adattano alle caratteristiche
pedoclimatiche del Tavoliere, ma non si
diffondono per l’assenza di un’adeguata
filiera industriale”.
Questo è il quadro di
riferimento, al quale si sovrappongono le
condizioni climatiche che, secondo i casi,
possono costituire un elemento di
valorizzazione o, al contrario, di freno
dello sfruttamento (sostenibile e accorto)
della risorsa terra. L’attento studio
condotto dai Professori del Politecnico di
Bari e delle Università di Basilicata e di
Teramo chiarisce quale sia stato l’andamento
delle precipitazioni in un periodo
significativo di tempo che copre quasi
vent’anni. La correlazione diretta è con la
capacità di ricarica della falda (come
abbiamo detto è una delle principali fonti
di approvvigionamento degli agricoltori). Si
nota, in questo caso, una sensibile
diminuzione rispetto al picco toccato nel
1987. E’ questa è una (ma non l’unica)
chiave di lettura. Meno ricarica della falda
significa meno acqua nel sottosuolo a
disposizione dell’irrigazione. E tuttavia,
nel frattempo, la richiesta degli
agricoltori non è diminuita affatto. Anzi,
se possibile è aumentata . Il bilancio
“energetico” riguardante la risorsa acqua,
dunque, è in perdita.
(da "La
Gazzetta del Mezzogiorno" del 13/09/2005)
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